Africa una seconda vita

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Africa una seconda vita

africa una seconda vita

Questa mattina mi sono alzata con il cuore pieno.

Pieno degli occhi di quei bambini , di quelle immagini speciali, rese possibili solo da uno sguardo capace di cogliere le sfumature, di quella donna, Giusy, piena di amore da donare, quello stesso amore a lei negato, fin da bambina, alla sua vita stravolta e dedicata e, così, penso che la seconda vita, forse, non l’hanno ricevuta in dono solo quelle creature dalle vite salvate.

Pieno della sofferenza atroce, a noi invisibile, di donne che buttano una vita, di poco più di 1 kg, nel water, che, se non trovata, viene, così, scartata senza neanche iniziare.

Pieno dei sorrisi fiduciosi dei bambini verso un mondo che li ha traditi e buttati come immondizia.

Tengo stretta nel cuore, e porto con me, la luce che leggevo nei loro sguardi, nonostante tutto.

Aprivo l’acqua per lavarmi, questa mattina, e pensavo a Giusy che raccontava l’assenza di acqua anche per sette-dieci giorni e ai km che dovevano fare, a piedi, per raggiungere un pozzo.

Ho acceso la luce in cucina per prepararmi il mio estratto di verdure e frutta, ben lavata e fresca, e pensavo alle candele accese da Giusy, per illuminare le stanze al buio nei periodi senza luce.

Sto pensando al pranzo gustoso e caldo da preparare alle mie figlie e mio marito, e subito mi viene davanti agli occhi il sorriso grato e sincero di una donna di trent’anni,  felice di ricevere, da Giusy, un pacco di fagioli e uno di farina: farà con quello, solo con quello.

Sto bevendo la mia tisana e penso, più di altri giorni, al mio privilegio: una semplice tisana calda.

Penso alla fatica di entrare a scuola che leggo sui volti dei nostri figli e alle corse sorridenti dei bambini verso la scuola in Kenya, per la loro voglia di imparare, per avere una possibilità nella vita. Tutti dovrebbero averne una. Non tutti ce l’hanno. Noi sì.

Penso alle mie figlie e mi dico “Peccato che non sono potute venire, voglio che lo vedano anche loro”.

Voglio che quelle immagini possano diventare semi nei loro cuori, per poter un giorno germogliare e portare alla luce un fiore meraviglioso, il loro personale fiore che porti alla loro personale goccia, lo stesso fiore che è spuntato nel cuore di Rebecca Morandi, Nicola Ciccarelli e Michael Gasbarrini che, con i loro zaini in spalla e nel cuore la voglia di creare qualcosa di unico e speciale, sono partiti, mettendoci la loro vita, la loro faccia e la loro voglia di fare la loro parte. E che parte!: Tre colibrì speciali che hanno reso possibile a noi la visione, ieri sera, di quel documentario così toccante, vero e per nulla banale.

Non è facile raccontare verità così drammatiche, senza cadere nella banalità, cogliendo l’essenziale e lasciando al pubblico, seppure commosso, toccato e provato, non un peso sul cuore, ma la voglia di fare la propria parte, per come ognuno è capace e per come ognuno pensa di potere, perché per noi, che viviamo da questa parte del mondo, i gesti, che restano e fanno la differenza, sono possibili. Noi possiamo scegliere.

Ieri sera ho respirato un’atmosfera piena di lacrime trattenute, alcune disobbedienti scese su volti dagli occhi spalancati, stomaco contratto, sospiri, tosse nervosa, silenzi pieni di parole che non riuscivano ad uscire perché sarebbero risultate banali, abbracci sinceri, complimenti veri, commozione forte, sorrisi frutto della gioia di essere lì, insieme, uniti dalla voglia di mantenere gli occhi, il cuore e l’anima aperti.

Perché solo così si può scegliere davvero.

Ed è con questa emozione che scrivo, perché è vero che l’amore fa la differenza, come dice Giusy, eppure quando si ha l’onore di vedere certi documentari, nasce dentro il desiderio di fare molto di più che amare, (come se amare fosse poco), ti viene voglia di “sporcarti le mani”, di partire, di metterci del tuo, facendo nel concreto, e ti senti piccolo, molto più piccolo del colibrì, perché sai che, forse, la tua vita non sei disposto a sconvolgerla, perché non ne hai la forza, le risorse o semplicemente perché non ne hai le capacità o forse perché non è ancora il tuo tempo..

E allora penso subito che imparare a sentirsi grati per quello che si ha e che, molto spesso, ci capita di dare per scontato, possa essere un inizio per mantenere il cuore aperto e prepararlo, chissà la vita ci sorprende spesso, per partire…  o semplicemente agire.

Agire per portare la propria, personale, piccola goccia di acqua.

Grazie Rebecca Grazie Nicola Grazie Michael

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