Racconti

Elsa aveva la sciarpa stretta al collo perché quella mattina uscì molto presto per fare la spesa. Era una giornata fredda, con un cielo azzurro, limpido e pieno di sole, ma tirava un vento gelido che passava sotto la giacca fino ad entrare, senza permesso, nelle ossa. Lei provava un disagio che si faceva sentire nella bocca dello stomaco, vuoto perché uscì senza fare colazione. Disagio perché la sua mente stava già discutendo con il suo cuore che stava viaggiando verso la sua terra, le sue origini. Lì dove il caldo entra nelle ossa al posto del vento gelido, e le scalda fino a farle sentire secche, asciutte e piene di energia. Non aveva mai accettato di vivere al freddo, lei che amava il sole, il caldo e la luce in grandi quantità, sempre.

Il vento, però, tirava forte anche dalle sue parti, in riva al mare. Aveva sempre amato da ragazzina andare a passeggiare da sola sulla spiaggia, e lo amava soprattutto quando c’era il vento che soffiava prepotente tra i suoi capelli lunghi. Era come essere accarezzata per lei, e ne aveva bisogno come della luce, del sole e del calore. Ma non l’aveva confessato mai a nessuno, anzi si irrigidiva ogni volta che sua madre o suo padre provavano a toccarla, forse perché non ne era abituata e il corpo partiva in automatico seguendo gli unici riflessi che conosceva. Eppure avrebbe dato qualsiasi cosa per tornare a nascere e chiedere ciò di cui sentiva il bisogno, invece di stare nascosta ad aspettare. Ad occhi aperti, ora, lungo il viale che portava al supermercato, immaginava di essere in riva al mare nella spiaggia del suo paese, ma il vento che tirava non le sembrava neanche lontanamente simile ad una carezza, anzi molto più vicino a dei graffi che tagliavano la faccia e le mani. Sì le sue mani. Coperte da guanti. I suoi migliori amici.

Arrivò in pochi minuti ed entrò velocemente perché in lontananza vide Anita e questa mattina non aveva alcuna voglia di subire il terzo grado. Non si era mai rassegnata a non ricevere una spiegazione all’accaduto. Elsa non aveva voluto mai dire a nessuno cosa le era accaduto. Ma tutte le sue amiche ogni volta ci provavano, specialmente Anita che, quando le si avvicinava, non la lasciava andare mai via senza averle strappato un pezzettino della sua storia. Ogni volta restava però misteriosa nelle parti più interessanti. Così Elsa tornava a casa soddisfatta per essere riuscita a mantenere il segreto, mentre Anita nervosa ed indispettita per non averle scucito nulla di importante da poter poi andare a commentare al bar Gigi con tutte le altre.

Era sempre stata diversa Elsa da loro. Non sorrideva sempre e comunque a tutti. Non riusciva a parlare di niente, e non attaccava bottone con chiunque le si presentasse davanti al naso. Era capace anche di tacere e questo non veniva visto di buon occhio da tutte le amiche del gruppo che si nutrivano di anime malandate altrui.

Lei odiava i pettegolezzi ed amava dire chiaramente ciò che pensava anche quando omettere sarebbe stata la scelta più comoda. Fece velocemente la spesa, senza nemmeno guardare la lista che aveva preparato in casa la sera prima e, sempre con la sciarpa stretta al collo, uscì e si diresse verso casa. Sentì che Anita la chiamò, ma fece finta di nulla, non si voltò nemmeno, avrebbe poi dato la colpa al forte vento. Lei voleva molto bene ad Anita, non voleva evitarla, ma non sopportava dover spiegare e non sopportava quel modo dolcissimo e fastidiosissimo al tempo stesso che aveva di riuscire a farla parlare anche quando lei non ne aveva voglia per niente. Non so come ma ci riusciva sempre. Fortunatamente Elsa era molto furba.

Anita capì benissimo che Elsa la sentì, ma che preferì continuare a camminare. Conosceva l’amica, anche se non fino in fondo. Da quando quella mattina di due anni fa, per sbaglio, Elsa girò le sue mani con il palmo verso l’alto facendo vedere i segni delle bruciature, Anita non si dava pace. Voleva assolutamente sapere cosa era successo. Elsa fu molto svelta nel rigirare le mani immediatamente e, con una banale “scusa”, corse via.

Quella mattina entrata in casa appoggiò la spesa e non tolse subito i guanti. Si tolse la giacca, la sciarpa, ma i guanti no. Si sedette sul divano, appoggiò le sue mani mascherate sulle sue gambe e si guardò. Senza che lei volesse le lacrime scesero lungo il volto, attraversarono tutta la faccia fino a bagnare i guanti. I suoi occhi fissi sulle mani. Le lacrime cadute furono come un campanello che suonò. Si alzò di scatto, sfilò i guanti senza guardare e si mise a riordinare la spesa.

Nel frattempo accese la radio, aveva voglia di cantare. Le capitava sempre dopo aver pensato a quanto accadde. Voleva allontanare da sé tutti i pensieri collegati a quel giorno, a quella notte. Accese anche la televisione che non guardava mai, ma aveva bisogno di sentire voci intorno a sé, voci sconosciute, voci allegre, disperate, serie, arrabbiate, ma voci, suoni.

C’erano momenti in cui quel silenzio era insopportabile per lei ed altri in cui non poteva farne a meno.

Voleva ricordare, ma aveva paura di dimenticare.

Erano ricordi dolorosissimi che riaprivano ferite profonde, sotterrate da tempo.

Deve stare molto attenta Elsa, quando le anime dei ricordi vanno a farle visita, si sente molto fragile e fatica a tornare del suo solito buon umore. E’ come se entrasse in una grotta e ci rimanesse per giorni. Ma la grotta non si vede perchè è dentro di lei. E’ nel suo cuore, ed è così profonda e lontana da rischiare di perdere la strada del ritorno. Questo Anita lo sapeva molto bene.

Dopo pochi secondi quella mattina la porta suonò. Elsa non rispose al primo squillo, perché tra la radio, la televisione e la grotta non era proprio presente a se stessa in quel luogo, in quel momento. Ma Anita non si perse d’animo e risuonò altre tre volte, finchè la porta si aprì. Salì al secondo piano, e, contrariamente a quanto si aspettava, trovò Elsa davanti alla porta sorridente come poche volte l’aveva vista.

“Cosa ci fai qui a quest’ora?” chiese Elsa fingendosi meravigliata.

“Ti ho chiamata prima davanti al supermercato, ma non mi avrai sentita.” rispose Anita. “Non ti ho sentita!” continuò a mentire Elsa. “Stai bene? Hai una faccia!”

“Sì che sto bene! Piuttosto tu? Tutto ok?” chiese Anita.

“Certo! Non ti devi preoccupare per me, lo sai che sto bene! Lo sai che non mi ammazza nessuno!, vuoi un caffè?”

Anita, sapeva benissimo che era cominciato il primo atto di una commedia studiata ad arte dalla sua amica Elsa per depistarla, ma non aveva nemmeno voglia, quel giorno di smascherarla. Si disse che se non voleva essere sincera, avrebbe recitato pure lei la commedia.

Due vere protagoniste. Due donne amiche davanti ad una tazza di caffè.

 

10 maggio 2016
vento nei capelli

Mani e vento

Elsa aveva la sciarpa stretta al collo perché quella mattina uscì molto presto per fare la spesa. Era una giornata fredda, con un cielo azzurro, limpido […]