violenza sulle donne

«Ti amo» – disse il Piccolo Principe.

«Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.

«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia. Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.»

Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.

«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.

«Il meglio è viverlo» – le consigliò il Piccolo Principe.

Chissà se il fidanzato di Noemi e, come lui, tutti gli uomini che ammazzano le proprie compagne hanno mai letto il Piccolo Principe, chissà se hanno mai pensato a cosa significhi davvero amare una persona.

Educare all’amore, forse, non ci si pensa, come non si insegna a navigarle le emozioni tutte quante, quelle piacevoli e quelle spiacevoli, tutti presi dai ritmi della vita che ti portano via il tempo prezioso del confronto che ti apre la mente e il cuore, del guardarsi negli occhi che ti permette di capire ciò che una persona ha davvero dentro di sè, del parlarsi, ma soprattutto dell’ascoltarsi, dello scambiarsi attimi di vita che portano alla conoscenza profonda.

Capire che il senso di appartenenza non può essere messo vicino alla capacità di amare.

Amare deve stare vicino solo alla libertà.

Libertà di scelta e libertà anche di smettere di amare.

E chissà cosa c’era nel cuore di Noemi e di tutte le ragazze e donne che accettano di vivere un amore fatto di violenza, possesso, minacce, controllo, ricatti morali, gesti indelicati, parole fuori luogo.

Si trascurano piccoli, ma importanti e significativi particolari: una litigata accesa, una corsa in macchina o in moto frutto dell’incapacità di controllare la rabbia, una spinta, una parola pesante solo perché un po’ ubriaco, un atteggiamento arrogante e strafottente, la mancanza di delicatezza ed attenzioni.

E la classica frase “ma con me è diverso! Lo fa solo con gli altri”, ma poi arriva a farlo anche con te, perché se è la sua natura e la sua indole, arriva.

Non credo ai colpi di testa improvvisi, alla violenza che una mattina va ad abitare nel cuore e nella testa di una ragazzo o un uomo che fino al giorno prima non aveva mostrato nessun segnale.

Credo piuttosto che venga mal interpretato il senso dell’amare e si chiudano gli occhi di fronte ad atteggiamenti e reazioni che invece dovrebbero essere, subito, considerati come un campanello d’allarme.

E forse l’istinto ce lo suggerisce anche, chissà.. ma, spesso, siamo sordi.

Questa mattina leggo che il fidanzato di Noemi ha confessato che avevano un progetto comune di sterminio di tutta la famiglia di lui per poter vivere il loro amore.

E allora penso a vite giovani incatenate dentro e fuori, cieche, senza un obiettivo da perseguire, una passione, un talento da scoprire e poi coltivare, un sogno da realizzare.

Quando si è giovani si ha tutta la vita davanti a sé da costruire, prima di tutto imparando ad amarsi e poi ad amare.

Perché se non ci si ama non si è in grado di amare e di accogliere un amore.

E allora penso che la base di tutto è, e resta, sempre AMARSI.

Avere a cuore la propria vita capendo che è un dono unico, un’opportunità meravigliosa, che possiamo modellare con il nostro cuore, le nostre scelte, i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre relazioni e il nostro amare.

Sì il nostro amare, amare con libertà, amare senza idee di possesso, amare senza aspettative, amare senza desiderio di cambiare chi amiamo, amare solo come voglia di donare ciò che abbiamo nel cuore, amare anche la scelta di lasciarsi andare, amare la libertà della persona anche rischiando di cambiare strada di vita insieme.

Perché non ci si perde, quando ci si lascia con rispetto, affetto, stima e, perché no, anche amore.

E se questo non è possibile perché la sofferenza la sentiamo troppo forte, impariamo a navigarla carpendo un insegnamento e cercando di ascoltarla perché ci parla di noi, delle nostre emozioni, dei nostri sentimenti.

E magari ci aiuta ad amarci davvero, perché amarci davvero significa amare anche, e soprattutto, le nostre fragilità, le nostre emozioni spiacevoli, i nostri momenti in salita che sembrano non finire mai, le nostre lacrime, oltre che i nostri sorrisi.

Ecco io sogno un amore così per le mie figlie.

E non voglio avere altro modo per farglielo capire, se non amarle io in questo modo, con la libertà di un amore che mette le ali e lascia radici, per vivere insieme un pezzo di strada.

E come dice il Piccolo Principe: il meglio è viverlo.

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