A visual Protest The art of Bansky

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A visual Protest The art of Bansky

mostra bansky foto mirino

A Visual Protest  The art of Bansky inizia salendo la scala del Mudec, illuminata dalla luce del soffitto fatto a vetrata con la voce della super guida Maria Giovanna Venturini (MeryG) che ci dice: “L’arte illumina la vita. Questo hanno pensato quando hanno progettato questo Museo delle culture a Milano”.  Ineffetti mi sono sentita subito così: piena di luce, ed ho pensato che, in fondo, la fame di conoscenza che ho dentro di me, è davvero come una luce che mi accompagna alla scoperta del mondo.

MeryG continua: “Avete mai protestato per qualcosa? Avete mai sentito che i vostri valori venivano calpestati? E quindi vi siete sentiti di alzare la testa e dire la vostra? Se la risposta è sì, siete nel posto giusto!”

“Wow!” Ho pensato!

MeryG ci ha guidati attraverso un viaggio fatto di arte ed emozioni, sì emozioni! Perché le opere di Bansky sono messaggi diretti, crudi ed irriverenti che arrivano, senza avvisarti, proprio come le emozioni, all’improvviso e senza coinvolgere la parte cognitiva del nostro cervello, che arriva inevitabilmente dopo, perché, quello stesso messaggio, sedimenta dentro di te come un seme che porterà frutto.

Bansky è un artista inglese, uno dei maggiori esponenti della street art, di cui non si conosce l’identità, e questo mi fa pensare: La sua voglia di comunicare vince sul desiderio di apparire, in un mondo dove l’apparenza, peraltro, spesso senza contenuto vero, viene valorizzata oltre ogni idea ed ideale.

Più guardavo le sue opere, più avevo la percezione che Bansky avesse voluto togliere la maschera a ciò che rappresentava, mostrando ciò che non si vede, ma c’è, aggiungendo ciò che si sa, ma non si dice, creando il dubbio che ciò che pensiamo darci sicurezza, in realtà ci controlla, e c’è una bella differenza!

La regina diventa una scimmia.

La zanzara mette la maschera antismog perché respira un’aria diversa da quella che appare.

I poliziotti con la faccia da smile, quando in realtà hanno un mitra in mano.

I bambini con il giubbotto della polizia, perché magari sono loro che potranno salvarci davvero, se li educhiamo ad allenare il loro pensiero critico.

Il biberon pieno di materiale tossico dato ai neonati dalla Madonna, a ricordarci che stiamo nutrendo il mondo di veleno.

Il mirino sulla faccia del bambino, che non c’è più, per mano alla sua mamma e al suo papà, a ricordarci che siamo tutti nel mirino, nessuno escluso e lo sono i più deboli, i più indifesi, quelli che dovremmo proteggere al di là di tutto, quelli a cui stiamo rubando il futuro.

Il ragazzo che protesta, che tutto ti aspetteresti tranne che lanciasse fiori e non bombe, per ricordarci che il pregiudizio fa danni e bisogna sempre aspettare a giudicare, magari andando oltre ciò che appare, alla fine salvi la persona diversa.

Gli elicotteri da guerra con un fiocco rosa in un cielo azzurro, come in un cartone animato, ma cartone animato non è affatto.

Non piangere bambina, per mano a Topolino ed al pagliaccio del Mc Donalds sei al sicuro, di cosa ti preoccupi?

E tu cosa aspetti ad uscire dal tuo barcode esprimendo ciò che senti, così come ha fatto la tigre?

Che gusto c’è ad abbracciare un bambolotto? Non è meglio una bomba?

Prega writer prima di iniziare a realizzare la tua opera, che poi arriverà Blair a cercare di scrostare tutto, senza capire che i valori che stanno dietro le creazioni, restano incollati ai cuori, al punto da coltivare sempre il desiderio di portare avanti i valori in cui si crede.

Non si soffoca il desiderio di un mondo diverso!

E per voi bambini niente giochi con la palla! Andate a perquisire i poliziotti, è più divertente! E noi di voi sì che ci fidiamo! Loro hanno le macchine senza ruote, quindi se abbiamo bisogno di aiuto, tarderebbero!

E se al posto delle pistole ci fossero banane? Non sarebbe un mondo diverso, così?

Ricordiamoci che siamo tutti topi e dobbiamo uscire dalla tana della nostra paura ed omertà finchè possiamo!

Il tempo passa e la morte arriva per tutti! Alleniamo il coraggio!

Io che, da bambina, non mi sono sognata nemmeno una volta di scrivere sui muri,  nemmeno quelli di casa mia,  e che magari ho anche pensato che i “writes” fossero persone che imbrattano i muri di una città rovinandola, alla mostra, durante il mio viaggio, grazie alla guida super di MeryG, ho provato una stima infinita per ciò che Bansky ha fatto e continuerà a fare, perché le sue opere, non solo non rovinano, ma fanno riflettere, illuminano gli occhi e risvegliano gli animi!

La loro grandiosità sta nel fatto che hanno diversi piani di lettura, ogni occhio che si posa su di esse ha la possibilità di trovare il proprio, quello che gli risuona maggiormente nella sua vita in quel momento. Bansky, infatti, ci lascia liberi di guardare, capire, interrogarci ed arrivare alla nostra personale conclusione.

Lui sostiene la libertà dell’arte fino in fondo: le sue opere non ci forzano a nulla, ma ci permettono di guardarci dentro e trovare la nostra libertà, a patto che sia sostenibile per il pianeta.

Concludo con una sua frase, letta ieri alla mostra, scritta su un pezzo di legno, che ha risuonato molto in me:

“Cosa ottiene l’uomo che ha tutto? Potrei suggerire una lapide incisa con le parole: e allora?”

Ecco lo chiedo a voi che mi leggete: E ALLORA?

E’ per noi! Per tutti noi!

Non nascondiamo la sporcizia dietro la tenda!

Riprendiamo in mano in filo del palloncino rosso ed andiamo al di là del muro!

Grazie davvero di cuore a MeryG che ha saputo accompagnarci in questo viaggio facendoci cogliere la vera essenza dell’anima delle opere viste, e grazie a Life Skills Italia che lo ha promosso.

 

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